COMMENTO AL CODICE DEONTOLOGICO INFERMIERISTICO

COMMENTO AL CODICE DEONTOLOGICO INFERMIERISTICO

SUL CODICE DEONTOLOGICO PROFESSIONI INFERMIERISTICHE 2019

Commento Codice Deontologico 2019

Premessa

Con l’evidenza che dal 2009 ad oggi Aprile 2019 per i cittadini e i professionisti infermieri sono mutati i contesti socio sanitari complessivi con conseguenti nuove esigenze assistenziali e professionali e nuovi riscontri ai bisogni di salute, abbiamo già dal 2016 (I° bozza revisione CDI) contribuito e inteso di avviare un confronto interpares a livello nazionale sull’impostazione della declinazione deontologica di ambiti contesti azioni e agiti professionali, promuovendo proposte ed interrogativi piuttosto che dare soluzioni e/o certezze rispetto alle nuove aspettative nell’esercizio infermieristico ai tempi di una sanità pubblica, universitaria, privata e libero professionale in continua evoluzione formale e sostanziale. Riteniamo di considerare la Deontologia come la dottrina dei doveri relativi ad una categoria di persone, lavoratori, associati, alla quale gli aderenti devono uniformare il loro comportamento professionale. E’ la deontologia che stabilisce regole per il comportamento degli iscritti all’Ordine Infermieristico. Ed è deontologico il conseguente comportamento improntato alla correttezza, serietà e professionalità sia nei confronti dei propri assistiti che degli altri iscritti. Il Codice Deontologico Professioni Infermieristiche (in seguito CDPI 2019) è quindi una sintesi di espressioni etiche, di manifestazioni politiche (intese come insieme di strategie per il raggiungimento di un obiettivo), di dilemmi organizzativi, di prospettive professionali e comunicative. La composizione di un articolato in 53 passaggi non deve essere stato semplice e nemmeno pretenzioso di raggiungere tutte le anime che attraversano la comunità infermieristica e civica. Sia per l’azione di collegamento nel percorso di elaborazione ex ante del nuovo CDPI 2019 che della sua condivisione ex post, crediamo sia intellettualmente onesto ammettere che garantendo a tutti una espressione da enunciare sul tema, a questi livelli istituzionali non sia mai stato registrato un tale coinvolgimento di professionisti, esperti e associazioni. Che il metodo seguito possa effettivamente concretizzarsi in un approccio infermieristico moderno per il tramite di un CDPI 2019 innovativo su temi come: – l’effettiva centralità decisionale dell’assistito – l’impegno di scienza e coscienza in funzione della persona; – la dignità/l’immagine /il decoro di una professione che fa ripone fiducia in se stessa e nella propria entità istituzionale; – il superamento de facto del DM 739/94 con gli orizzonti sconfinati nel tempo e nello spazio dei “gesti assistenziali”; – l’onere di affrontare grandi temi etici e sociali; non è importante in questo fase di prima lettura e applicazione, e sarà l’addivenire a raccontare se si è saputo cogliere nel segno dei tempi e/o cosa abbia funzionato e/o cosa non abbia proceduto. Ambire e/o consegnare in toto ed in bianco l’esplicazione e finanche la trattazione di una identità infermieristica al CDPI 2019, (come da più parti si sta rilevando spesso senza cognizione di causa), non si può condividere: ogni professionista infermiere deve concorrere al suo presupposto e conseguentemente non tutte le considerazioni indirizzate sulla definizioni di cosa sia o non debba essere l’infermieristica, degli ambiti e dei confini disciplinari, del come/dove/quando/cosa/chi/se debba trovare collazione in un articolo, non può essere ricompreso nel CDPI 2019 appena approvato, salvo dedicare riflessioni e approfondimenti sull’insieme della normativa e regolamentazione professionale non recente. La pretesa di dibattito su ciò che deve essere completato e ricompreso nel CDPI 2019 senza asserire con estrema chiarezza quello che invece si rileva (e non ci pare poco), consegna ad un serio approfondimento che ciò che si pretende di vedere ricompreso, (e non può esserlo), nel CDPI 2019, è un ostinato atteggiamento che cela e forse disvela una difficoltà identitaria del singolo e che nessun Codice potrà mai colmare. Una professione intellettuale quale quella infermieristica dovrebbe possedere, (possiede, ndr) autonoma e conclamata conoscenza del funzionamento della vita della propria istituzione ad iniziare dalla comprensione del Codice Deontologico di riferimento. Affermare, ipotizzare, insinuare, indirizzare ad una lettura del documento del 13 aprile 2019 come un impianto di precetti punitivi e disciplinari contro qualcuno piuttosto che aperto a prospettive collettive, universali e universalistiche nell’agire professionale e nel gesto istituzionale, non appartiene alla lettura del contesto che ci approcciamo a compiere. Abbiamo, quindi, avviato questo confronto con particolare attenzione: – a ragionare solo sugli atti ufficiali della FNOPI e non su provocazioni territoriali o extraistituzionali; – a non stravolgere il documento base con inutili ed autoreferenziali fughe in avanti.; Soprattutto, abbiamo ritenuto, in estrema sintesi, che il lavoro di analisi dovesse svilupparsi ed articolarsi: a) con ideali e approcci contemporanei, sia in materia di multiculturalità che di comunicazione; b) in posizione neutra sia rispetto al progetto di vita degli assistiti che ai valori costituzionali; c) recependo le risultanze anche delle indagini Istat ed Eurispes nel merito dei convincimenti dei cittadini sul fine vita, sull’eutanasia, sul testamento biologico, sulla fecondazione assistita, sulla donazione organi, sull’accanimento terapeutico; d) tenendo in debita considerazione alcuni nuovi scenari rispetto al 2009 stesso quali dimensione multiculturale, conflitti e migrazioni, violenza sulle donne, sessualità/gender, sperimentazione e ricerca. Il mandato proposto e declinato nel 2015 dal gruppo di lavoro costituito tra direttivo, componenti esperti e neolaureate OPI CarboniaIglesias, per poi essere ulteriormente sviluppato e fatto nostro dopo la presentazione della bozza di revisione del CDI nel novembre 2016 dalla ex FNC Ipasvi e della presentazione della FNOPI il 12 e 13 aprile 2019, partiva dall’assunto che, oltre agli standard e agli indirizzi di comportamento, il CDPI 2019 dovesse in qualche modo anche cercare di dare risposte, suggestioni e prospettive ai dilemmi, ai dubbi, ai contesti che si affrontano nel quotidiano, come quando si avanzano nuove istanze morali, (ad esempio come gestire i social network) e il Codice Deontologico Professioni Infermieristiche risponde “presente” chiamandosi esso stesso ad essere certamente aggiornato. Chi ha elaborato e chi è stato chiamato a deliberare sul nuovo CDPI 2019 ha individuato norme che: – favoriscono la coesione interna della comunità infermieristica – accrescono e valorizzano le professionalità – aumentano la stima della società per la professione stessa Ci siamo quindi dedicati a valutare il lavoro proposto dalla FNOPI e approvato dal Consiglio Nazionale del 12/13 Aprile. Oggi condividiamo che il Direttivo OPI Carbonia Iglesias in data 19 Aprile 2019 ha approvato il CDPI 2019 con la seguente sintesi. Cosa è per noi OPI CarboniaIglesias il nuovo Codice Dentologico Professioni Infermieristiche? Lo intendiamo come lo strumento operativo principe per tracciare una linea di pensiero e d’azione integrando la biblioteca di ogni infermiere, per aiutarci a remare tutti nella direzione nel recupero di orgoglio professionale, senso di appartenenza, decoro e dignità, rispetto e previsione dei diritti dei cittadini e degli iscritti all’Ordine, e non poteva non essere: a) intuitivo b) armonioso c) scorrevole nella lettura d) snello e asciutto nella stesura e) concreto f) realistico g) universale e universalistico h) percepibile nei contenuti eventualmente: i) compendiato di elementi, documenti di riferimento e pronunciamenti, tabelle comparative, casistiche (carta dei diritti dell’uomo, dell’adulto, dei bambini e dei migranti, codice deontologico ICN, tabella dei valori e dei principi etici della professione, pronunciamenti, calendario delle religioni); j) correlato all’aggiornamento del Patto Cittadino-Infermiere ormai superato dai tempi e dai fatti; k) corredato di immagini e video rispetto al contesto che si intende interpretare e proporre, e ciò sarebbe di grande impatto comunicativo. Non possiamo trascurare la necessità e l’evidenza che il CDPI 2019 si sia mosso con una matrice ed azione istituzionale ed uno sviluppo lessicale non autodifensivo o conservativo di una posizione di rendita, anzi quasi ri-partendo da zero. Lo intendiamo come un ennesimo punto di partenza per una maggiore consapevolezza dei principi e dei valori che le professioni infermieristiche, quale comunità di riferimento, ma soprattutto il singolo esercente infermiere intendono spendere nei confronti della difesa di sè stessi e dei diritti del cittadino ai quali il Codice soprattutto si rivolge, e di molti dei quali diritti spesso non si accennava. Nel merito Il CDPI 2019, atteso alla prova dei fatti, pare intenda tradursi in un nuova concezione intellettuale e valoriale. La lettura di tutto o di suoi articoli è di per sè un esercizio complesso soprattutto se rapportato all’avviato e sempre attuale e perfettibile dibattito sull’autonomia e responsabilità professionale interno alla categoria dai più disparati punti di vista e in tutti gli ambiti, contesti e ruoli nei quali, per esempio, gli infermieri e le infermiere pediatriche sono operativi, nel pubblico, nel privato e nella libera professione. Una uniformità di interpretazione e attuazione è comunque pressoché impossibile. Confrontarsi sia sulla struttura che sui contenuti del CDPI 2019 è comunque presupposto sempre necessario per renderlo uno strumento finale operativo effettivo, a condizione di non confinarlo ad una elencazione di concetti e comportamenti fini a se stessi, non condivisi, non condivisibili, incompresi. Il ns. intendimento è invece quello di farne il punto di riferimento principale per e nell’esercizio professionale. Riflettendo sui diversi livelli di responsabilità e rappresentanza professionale (nazionale, territoriale, aziendale) e sui ruoli distinti di ognuno di questi ambiti e al combinato disposto dalla legislazione in materia, dai Contratti Collettivi in sanità pubblica e privata, dai Contratti Integrativi e dai Profili Infermieristici, arriviamo al convincimento che il CDPI 2019 possa concretamente orientare il ns. agire e pensare professionale a partire dal singolo luogo di esercizio professionale. Sulle recepite conquiste morali della comunità infermieristica (art. 3) è il momento di non considerarle punto di arrivo ma di insistere, e questo può essere un altro motivo che solleciti un continuo aggiornamento affinchè anche gli infermieri (analogamente agli altri professionisti) possano guardare il futuro e cercare di immaginare quali saranno gli sviluppi della professione e dalla società, assumendo un atteggiamento analogo a quello del genitore attento che si preoccupa di intercettare le esigenze dei figli in crescita. La parola chiave del CDPI 2019 passerebbe da “caring”, prendersi cura, ad “advocacy”, tutela e supporto dei/nei diritti, con tutto quello che ne consegue quanto ad assunzione di nuove responsabilità (vedasi Libertà di coscienza), anche per la necessità di agire nel recupero e/o nel raggiungimento di una adeguata percezione da parte del cittadino e dei media della ns. identità e delle ns. prese di posizione nei confronti della salute e del sistema salute. Il CDPI 2019 si è concretizzato senza un appesantimento del precedente, piuttosto con una sua netta sfrondatura, ad iniziare dal superamento definitivo del richiamo di cui all’art. 1 del Codice 2009 “L’infermiere è il professionista sanitario responsabile dell’assistenza infermieristica”. Essa è infatti una evidenza talmente radicata che sottolinearla sine die rischia di renderla foriera di dubbi che, sul punto, non possono esserci e neppure consentiti. Chi ha dei dubbi sulla ns. responsabilità cambi professione, e se i dubbi li nutre il cittadino, è con la pratica e la tecnica quotidiana che riusciremo ad incidere sulle sue convinzioni piuttosto che con incipit ai quali non seguono buoni esempi, e le cronache sui media, i social network e i giornali anche di informazione infermieristica ne sono la prova provata. Sulla revisione formale, il testo è stato reso più essenziale, per favorire la sua lettura con articoli brevi e non ripetitivi nei concetti. Sulla stesura, è stato accolta la proposta che nel CDPI 2019 venissero accorpate tematiche, distinti in capi e denominati gli articoli. Sui contenuti, gli elementi e i documenti di riferimento sono distribuiti con equilibrio tra standard e diritti, contesti assistenziali e gestione dei procedimenti. La ricollocazione formale rispetto alla previsione di alcuni comportamenti sostanziali di tale decisione e stesura è da ritenersi che induca ogni infermiere ad entrare meglio e più autonomamente nel dettaglio di ogni singolo articolo per poi arrivare ad una schema complessivo secondo la propria esperienza, competenza e cultura, individuando immediatamente l’ambito di riferimento. Il CDI 2009 non definiva originali nuovi principi guida rispetto al precedente, ma certamente, ad esempio, parlare di bisogni piuttosto che di problemi (raffronto tra l’ art. 3.2 CDI 1999 e l’art. 14 del CDI 2009) consegnava un approccio diverso e centrato sulla persona. Una cosa infatti è far fronte ad una “occorrenza” che può anche essere letta e vissuta positivamente, altro aspetto è invece focalizzarsi su “problemi” con valenza negativa che in quanto tali spesso non sono espressi o non si riesce a coglierli e individuarli. Declinare nel 2019 che il professionista infermiere risponde alle “richiesta della persona”, lo proietta verso il futuro incidendo oggi nella programmazione che domani attende l’organizzazione del lavoro, beninteso ampliando il raggio di azione valoriale degli iscritti agli Albi degli Ordini che hanno l’opportunità di accogliere e/o indirizzare una necessità, motivata, della persona quale destinataria di considerazione e/determinazioni nell’ambito delle funzioni di cui ai profili professionali infermieristici, alle declaratorie contrattuali, ai precetti deontologici. Riepilogo esemplificativo: 1999: Norme generali art. 3 punto 2 L’infermiere riconosce che l’integrazione è la migliore possibilità per far fronte ai problemi dell’assistito; 2009: Capo III° art. 14 L’infermiere riconosce che l’interazione fra professionisti e l’integrazione interprofessionale sono modalità fondamentali per far fronte ai bisogni dell’assistito; 2019: Capo II° La Funzione Assistenziale art. 13 L’infermiere riconosce l’interazione e l’integrazione intra e interprofessionale quali elementi fondamentali per rispondere alle richieste della persona. Passiamo da PROBLEMI del 1999 a BISOGNI del 2009 a RICHIESTE del 2019. Passiamo da ASSISTITO 1999 e 2009 a PERSONA 2019! L’integrazione della tematiche relative alle Cura nel fine vita (Articolo 24) è opportuno e in linea con il profilo professionale e gli orientamenti clinici e assistenziali (leggasi il n. 1/2009 dell’Infermiere con approfondimenti sulle cure palliative). Rilevante era già stata l’anticipazione del dibattito politico, e tutt’ora in corso, con la previsione del CDI Capo IV art. 36/2009 “L’infermiere tutela la volontà dell’assistito di porre dei limiti agli interventi che non siano proporzionati alla sua condizione clinica e coerenti con la concezione da lui espressa della qualità di vita” Il precedente art. 4.15 del CDI 1999 non lo contemplava, limitandosi a “tutela il diritto a porre dei limiti ad eccessi diagnostici e terapeutici non coerenti con la concezione di qualità della vita dell’assistito.” Nella stesura del CDPI 2019, Capo IV RAPPORTI CON LE PERSONE ASSISTITE art. 25: “L’infermiere tutela la volontà della persona assistita di porre dei limiti agli interventi che ritiene non siano proporzionati alla sua condizione clinica o coerenti con la concezione di qualità della vita espressa anche in forma anticipata dalla persona stessa”. La forza dell’art. 25 è la autonomia dell’infermiere di poter apprendere da un assistito con il quale è posta in essere una significativa relazione d’aiuto, di una sua espressione di pensiero e volontà su tematiche etiche e bioetiche che interessano tanto la persona quanto il contesto sociale, politico e professionale contemporaneo. E da tale volontà, attivarsi per renderla documentale. L’art. 49 del CDI 2009 “L’infermiere, nell’interesse primario degli assistiti, compensa le carenze e i disservizi che possono eccezionalmente verificarsi nella struttura in cui opera. Rifiuta la compensazione, documentandone le ragioni, quando sia abituale o ricorrente o comunque pregiudichi sistematicamente il suo mandato professionale” nulla innovava, in concreto, rispetto all’ 6.2. del 1999 “L’infermiere compensa le carenze della struttura attraverso un comportamento ispirato alla cooperazione, nell’interesse dei cittadini e dell’istituzione. L’infermiere ha il dovere di opporsi alla compensazione quando vengano a mancare i caratteri della eccezionalità o venga pregiudicato il suo prioritario mandato professionale.” Scompare finalmente del tutto nella nuova stesura, forse sostituito dal Capo VI art. 34 Risoluzione dei Contrasti: L’Infermiere, qualora l’organizzazione chiedesse o pianificasse attività clinico assistenziali, gestionali o formative, in contrasto con principi, valori e con le norme della professione, a tutti i livelli di responsabilità, segnala la situazione agli organi competenti e si attiva per proporre soluzioni alternative” Non viene meno l’opportunità dell’infermiere di coinvolgere la propria rappresentanza professionale. Osteggiato per anni, strumentalizzato per un po’ di visibilità e per coprire i limiti dequalificanti e demansionanti contenuti nel CCNL Comparto Sanità in tutti gli istituti contrattuali “doveri e/o obblighi del dipendente” incluso il vigente art. 64 lettera h), il famigerato Art. 49 del “Codice Deontologico IPASVI” viene disapplicato con decorrenza immediata. Sparisce definitivamente qualsiasi rimando alla rappresentanza professionale per quanto attiene alla previsione di indurre a compensare le carenze della struttura e i disservizi che ne scaturivano, nonostante il precetto dell’art. incriminato non fosse da intendersi in tal senso. Alla base del comportamento che il CDPI 2019 cerca di ispirare, suggerire e codificare anche con l’Art. 34 vi deve sempre essere una autostima, una consapevolezza e una continua esigenza di lanciare nuove sfide culturali innanzitutto a se stessi. Senza questa consapevolezza, che l’infermiere possa opporsi o rifiutarsi resta un esercizio filologico, mentre nel concreto e nel futuro il comportamento da assumere a tutela della dignità personale e del mandato professionale resta identico. Altri brevi aspetti del CDPI 2019 L’art. 11 Supervisione e sicurezza, suggerisce: L’Infermiere si forma e chiede supervisione, laddove vi siano attività nuove o sulle quali si abbia limitata casistica e comunque ogni qualvolta ne ravvisi la necessità. In un prossimo aggiornamento, aggiungeremo più esplicitamente anche “limitata esperienza e conoscenza”? Nella prospettiva dell’interazione con i disabili sensoriali e cognitivi e dei progetti in essere, di importanza capitale è il seguente: Art. 21 – Strategie e modalità comunicative: L’Infermiere sostiene la relazione con la persona assistita che si trova in condizioni che ne limitano l’espressione, attraverso strategie e modalità comunicative efficaci. Agganciato al protocollo d’intesa con CSM e CNF, è da ritenersi opportuno il richiamo all’infermieristica legale e forense, ostaggio per anni di dulcamare e principianti: Art. 48 – Attività consulenziale e peritale: L’Infermiere non svolge attività di natura consulenziale e peritale se non è in effettivo possesso delle specifiche competenze richieste dal caso. In ogni caso questa attività deve essere svolta nel rispetto dei principi deontologici caratterizzanti la professione, evitando ogni conflitto di interesse e le situazioni in cui sia limitata la sua indipendenza. L’Infermiere in ambito peritale interpreta le evidenze del caso sulla base delle conoscenze scientifiche del momento, fornendo pareri ispirati alla prudente valutazione della condotta dei soggetti coinvolti. Conclusioni A livello nazionale, la questione relativa alla effettiva utilità, applicazione e recepimento del Codice Deontologico Professioni Infermieristiche dovrebbe essere monitorata con l’istituzione di una Commissione Paritetica tra FNOPI, OPI e singoli professionisti, con l’obiettivo di analizzare pratiche difficoltose a rendere il CDPI 2019 lo strumento richiamato in premessa. Una revisione quinquennale del Codice pare adeguata per il veloce sviluppo del sistema sanitario, delle relazioni interprofessionali e per la produzione di numerosa e spesso contraddittoria rassegna legislativa. Confermiamo che la professione sia in grado di valorizzare se stessa se valorizza gli strumenti che il contesto normativo mette a disposizione, nessuno escluso. E’ solo con il combinato disposto dall’integrazione, anche di singoli punti, di leggi regolamenti, decreti e codici che sarà compiutamente realizzabile e tangibile per noi, e per altri, il nuovo art. 1: L’Infermiere è il professionista sanitario, iscritto all’Ordine delle Professioni Infermieristiche, che agisce in modo consapevole, autonomo e responsabile. È sostenuto da un insieme di valori e di saperi scientifici. Si pone come agente attivo nel contesto sociale a cui appartiene e in cui esercita, promuovendo la cultura del prendersi cura e della sicurezza. Conseguentemente e non senza difficoltà oggettive e soggettive, la funzione infermieristica può determinare un riequilibrio di competenze e responsabilità tra gli attori del SSN. I comportamenti codificati ai quali riferirsi non devono essere identificati in senso unilaterale ma richiesti a tutti i professionisti che ambiscono a definirsi responsabili a qualsiasi livello di gestione sia nell’organizzazione del lavoro in quanto tale che nel sistema salute più complessivamente. Volgiamo al termine con la riflessione che oltre all’infermiere che non osservi le disposizioni finali di cui all’art. 49: “Le norme deontologiche contenute nel presente Codice Deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all’Ordine delle Professioni Infermieristiche; la loro inosservanza è sanzionata dall’Ordine professionale tenendo conto della volontarietà della condotta, della gravità e della eventuale reiterazione della stessa, in contrasto con il decoro e la dignità professionale”, aldilà dell’obbligo del mezzo e non del risultato, debbano essere monitorati gli OPI coerentemente investiti della comunicazione di situazioni in cui sussistono circostanze o persistono condizioni che limitano la qualità delle cure e dell’assistenza o il decoro dell’esercizio professionale, in ogni ambito e nel più ampio ventaglio di ipotesi. Dissentiamo dalle scorribande di certi e dai distinguo tentati da alcuni OPI provinciali che, lavorando in anarchia a bozze di Codice Deontologico fai da te e talmente male assemblate da non poter entrare nel dibattito nazionale per evidenti limiti e per l’inadeguatezza delle proposte, scadono nei toni e nei modi cagionando del danno anche a se stessi. Sul punto, solidarizziamo e sosterremo qualsiasi determinazione della FNOPI a tutelare e difendere in ogni sede ed ambito il CDPI 2019 e quindi se stessa e gli OPI Federati per essere in queste settimane oggetto di “interessate” disamine mediatici più attente a distruggere che a costruire. Cogliamo l’occasione per ringraziare la FNOPI e il gruppo di lavoro dedicato alla stesura del nuovo CDPI 2019. A chi ha permesso di cimentarsi nel loro campo e di definire il CDPI 2019 e che, piaccia o non piaccia, ha portato migliaia di infermieri e decine di associazioni a confrontarsi sui gesti istituzionali e assistenziali proposti come forse mai in passato, massima considerazione da parte dell’OPI scrivente. L’impostazione del Codice Deontologico rafforza, completa e in parte compensa le previsioni dell’allora DM 739/94, di cui all’art. 1 punto 2.: L’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa. Dopo 25 anni di Profilo Professionale è del tutto evidente, per il corretto esercizio professionale e per l’esatta percezione del cittadino, l’insufficienza della mera elencazione di cosa fosse l’assistenza infermieristica. Declarare con il CDPI 2019 principi e valori, rapporti con le persone assistite, comunicazione e soprattutto organizzazione, assurge ad esercizio intellettuale imprescindibile a fronte di una comunità infermieristica, della rappresentanza professionale, dell’organizzazione politica e della società civile che non sono più quelle del DM settembre 1994 e del Patto Cittadino Infermiere 1996. Il Patto tra l’infermiere e il cittadino era uno strumento del tutto innovativo che dava spazio all’esigenza crescente di protagonismo autonomo della professione, rivolgendosi al naturale interlocutore della propria attività. Inquadrava l’assistenza in una dimensione sociale più ampia dei limiti delle strutture sanitarie e proponendo un “contratto” senza mediazioni tra i veri protagonisti dell’assistenza, cioè proprio l’infermiere e il cittadino. Scommessa vinta, ma da rilanciare e tracciare in chiave III millennio. Per il Consiglio Direttivo OPI CARBONIA IGLESIAS, Il Presidente Graziano Lebiu