OPI CARBONIA IGLESIAS INCONTRA ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITA’

OPI CARBONIA IGLESIAS INCONTRA ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITA’

In occasione delle iniziative per l’imminente Giornata Internazionale dell’Infermiere, abbiamo presentato il 29 Aprile us all’Assessore Regionale alla Sanità il progetto ordinistico Braille Lis per disabili sensoriali di cui siamo capofila in Italia.

In un clima attento, cordiali e proficuo, l’Assessorato ha apprezzato il progetto e si è reso disponibile a valutare di inserire nel proprio sito istituzionale una sezione documentale dedicata ai ciechi e ai sordi.

Abbiamo affrontato anche alcune tematiche dell’attualità della politica sanitaria con particolare riferimento al nostro territorio del Sulcis Iglesiente.

OPI e Assessorato si sono resi reciprocamente disponibili a collaborare quando necessario nell’interesse dei cittadini e per la miglior qualità delle risposte del SSN e della sanità privata.

Alleghiamo:
1) nota 5 aprile
2) nota 18 aprile
3) nota 29 aprile

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Prot.  150  del 29 APRILE 2019

ALL’ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITA’ DR. MARIO NIEDDU

OGGETTO: COMUNICAZIONI

Gentile Assessore,  consideriamo la sanità un costo solo nel “limite” delle “insufficienze”, ve ne siano, dei suoi amministratori: ben coordinata e rivisitata e/o riordinata è un grande investimento in termini di salute e di economia.

 

Per la rilevata attualità, pregnanza e ricaduta complessiva sui cittadini della Rete ed Integrazione Ospedaliera e di salute e sanità nel loro complesso, intendiamo anche in futuro misurarci e svolgere un ruolo in tutti i contesti e i dibattiti che coinvolgono direttamente la professione infermieristica, il territorio della provincia, gli assistiti e gli utenti fruitori dei servizi e delle prestazioni poste in essere in ATS Sardegna, in ASSL Carbonia e nella sanità privata del Sulcis Iglesiente.

 

Alla domanda di salute ed assistenza la sanità pubblica e privata, la Regione Sardegna deve rispondere per tutti i suoi cittadini con la missione universalistica dei professionisti che vi operano e delle organizzazioni in cui sono inseriti, garantendola ogni ora, giorno, anno a tutti i suoi abitanti, non solo sardi ma anche stranieri, integrati o meno, offrendo sostegno e diritti a chi ne ha bisogno.

 

Il  principio del prendersi cura è introdotto da tempo nella cultura professionale infermieristica, e “prendersi cura” è anche da intendersi l’impegno del suo Assessorato Regionale per le  sorti della sanità sarda prossima ventura, come richiamatoLe nel nostro saluto alla sua nomina con la nota OPI CI n. 133 del 5 Aprile us, e questo è uno dei motivi principali per il quale riteniamo doveroso il ns. impegno nel proporre di ragionare su tutto ciò che nasce, cresce, si dipana e si sviluppa anche intorno alla preannunciata sfida lanciata di riordino del riordino della Rete Ospedaliera, fosse anche solo per dibatterla.

Il riordino del riordino è dibattito evidentemente attuale ma per la sua concreta applicazione non può limitarsi a rigenerare dall’ATS tre, quattro, otto ASL.

L’impegno dell’Assessorato dovrebbe partire da un ragionamento che esula da un calcolo meramente spartitorio e che sostenga tutti gli attori della sanità ad un approfondimento su quale qualità, dove e che servizi e prestazioni garantire ed erogare, come e se i cittadini possano fruirne in tutta la regione Sardegna e per quanto ci riguarda nel territorio del Sulcis Iglesiente e del Sud Sardegna, finora considerato segmento geografico limitrofo dell’area vasta cagliaritana: l’approccio e lo schema mentale, assistenziale ed amministrativo nel considerare la sanità pubblica il terminale di pretese geo politiche” più che di “reali bisogni di salute” è superato sia dai tempi che dai fatti.

            Si agisce, si assiste e si gestisce nell’interesse del cittadino. Tutti gli altri centri di costo, per quanto ci compete, è corretto ed auspicabile che siano definitivamente accantonati se ve ne siano i presupposti.

Ridisegnare il riordino della rete di integrazione ospedaliera e del territorio non esula gli addetti ai lavori in ATS Sardegna e ASSL Carbonia e i cittadini dalla condizione di dover considerare le altre realtà sanitarie pubbliche come una risorsa e non come competitors.

            Basta dualismo ASL/AO, Carbonia/Iglesias, Sassari/Cagliari, per intenderci.

Ci interessa poco l’insegna all’esterno di uno stabilimento ospedaliero, ad esempio DEA I Livello piuttosto che Ospedale di Comunità, perché di bei contenitori vuoti è pieno il territorio, e i cittadini guardano e hanno diritto più alla sostanza delle cose, come ad esempio di veder curata una patologia, di non essere dimessi con lesioni da decubito, di non contrarre infezioni ospedaliere, di non subire esiti da cadute dal letto, di non attendere mesi per una consulenza, di ricevere una risposta ad un tentativo di chiamata telefonica, di vedere abbattute le lista d’attesa, di vedere meno codici bianchi nei Pronto Soccorso, di essere assistiti dal personale necessario per qualifica e numero, di ricevere un sorriso ed una manovra d’urgenza con lo stesso impegno e prescindendo dal titolo assegnabile agli ospedali in Regione Sardegna.

Ne consegue l’enorme potenziale che gli addetti ai lavori possano dedicarsi a mantenere, soprattutto nel proprio ambito, il massimo livello di eccellenza possibile sia che si tratti di una Medicina nel Sulcis Iglesiente che di una Cardiochirurgia a Cagliari, mentre i cittadini potranno certamente attendersi quanto necessario ai loro bisogni di salute e di assistenza considerando gli esiti della conformazione “geopolitica” della provincia dove vivono e sono inseriti, e dove solo le evidenze cliniche e scientifiche, in rapporto al n. di abitanti, suggeriscono se un reparto-servizio-polo-entità abbia senso di esistere o meno.

I totem, le convenienze, gli interessi avulsi dal contesto socio sanitario del 2019, se non del tutto eliminati, dovrebbero restare almeno sullo sfondo, perché vengono un gradino dopo il soddisfacimento dei diritti alla salute e alle cure tangibili e alle aspettative degli operatori e dei lavoratori.

Su questo concetto richiamiamo con forza la vs. attenzione, ad esempio, sulla drammatica e annosa vicenda di una parte di sanità privata convenzionata che erogherebbe servizi sanitari riabilitativi in regime di internato, seminternato, ambulatoriale e domiciliare di riabilitazione globale medica e psicosociale e per l’erogazione dei servizi di riabilitazione psichiatrica in Comunità protetta ed assistenziali in Casa Protetta.

Ma che qualità assistenziale può essere garantita in tutti quegli ambiti ai cittadini con centinaia di lavoratori con dieci mensilità arretrate? Chi verifica cosa? Come si verifica quando?

In sanità privata, ma il ragionamento può estendersi al pubblico impiego, si incamerano e si utilizzano infatti risorse economiche importanti e di tutti i contribuenti, e da ciò ne consegue che la sostenibilità delle spese debba essere documentata, giustificabile e appropriata dal punto di visto organizzativo e clinico e nel rispetto del sinallagma servizio reso-retribuzione.

Se un centro assistenziale convenzionato si trovasse  “nell’ipotesi” di non mantenersi da sè per un qualsiasi motivo, di somministrare prestazioni al limite dei LEA e non in sicurezza per assistiti, cittadini e dipendenti, di derogare creativamente alle norme sull’accreditamento regionale, sarebbe doveroso accertarsene, prenderne atto, valutare di convertire quando possibile attività e servizi e/o affiancando il management con altre entità di governo dell’assistenza.

Siamo in un regime di monopolio? Se si, meriterebbe tutte le lenti di ingrandimento possibili dalla Corte dei Conti all’Antitrust, dai Giudici del lavoro all’ANAC, dal Ministero della Salute all’Assessorato Regionale alla Sanità stesso con il solo obiettivo di non andare contro qualcuno o qualcosa ma verso la garanzia dei diritti e dei doveri di tutti gli attori dell’assistenza sia come utenti che lavoratori, sia parti sociali che aziendali.

Tra le prestazioni ad altissimo rischio di inappropriatezza e che generano costi elevatissimi per il SSN ci sono proprio performance dove, di fatto, c’è una completa assenza dei relativi percorsi funzionali e dei sistemi di verifica dell’adeguatezza degli stessi. Non è troppo azzardato chiedere maggiore attenzione e valutazione dello status quo.

Gli infermieri di Carbonia Iglesias, 920, sono convinti che possono ancora dare, anche in sinergia con gli altri sanitari, un apporto significativo in termini professionalità e competenza sia negli stabilimenti del Sirai di Carbonia, del CTO di Iglesias e di quel che resta del Santa Barbara di Iglesias che nel territorio che nella sanità privata dove sono impegnati nello svolgimento della professione, sia nelle stanze dei bottoni dove, per il tramite del direttivo dell’OPI, sono chiamati ad esprimere punti di vista non pretestuosi e preconcetti ma con l’obiettivo di provare a migliorare il sistema e attendere alle aspettative dei cittadini, favorendo la maggiore integrazione possibile tra gli stabilimenti ed il territorio e la rivisitazione dei percorsi assistenziali, nel rispetto dei ruoli e delle professionalità di ognuno.

Il rischio di inappropriatezza di ricoveri e conseguenti prestazioni in regime di ricovero ordinario, incide negativamente sul tempo da dedicare agli utenti da parte dei professionisti sanitari e degli infermieri in particolare, ai quali sono spesso indirettamente assegnati carichi di lavoro demansionanti e dequalificanti che necessitano di essere governati anche con una dotazione organica meglio correlata ed adeguata a nuove metodologie e standard assistenziali.

Sul punto, confidiamo che venga davvero superato il blocco del turnover, monitorata la famigerata quota 100, stabilizzati tutti gli aventi diritto in riferimento alla dotazione organica soprattutto h. 24, che risente di tutta una serie di dinamiche (part time, congedi, limitazioni, malattie professionali, cause di servizio) che incidono e incideranno sulla turnistica e conseguentemente sull’esito delle buone intenzioni.

Richiamiamo la sua attenzione sul vigilare sul precipuo e  corretto impiego nelle patologie neonatali, nei nidi, nelle pediatrie, delle professioniste di cui al DM 70/1997 Profilo Professionale Infermiere Pediatriche, ancora considerate un gradino inferiore nella scala delle dotazioni organiche e di fatto ignorate del ruolo e della funzione.

Evitiamo visioni settoriali e particolaristiche della pianificazione sanitaria nel nostro territorio, allargando gli orizzonti per abbracciare una logica basata su prove di efficacia e sostenibilità clinico-organizzativa: l’approccio che segue una logica di Governo Clinico non è mai, infatti, una prerogativa individuale o di alcuni gruppi di interesse, o professionali, o di segmenti del management ma deve essere una logica sistemica che abbraccia tutti gli attori della domanda e della risposta ai bisogni di salute nonchè di tutta a programmazione del SSR.

Un sano riordino del riordino della rete ed integrazione ospedaliera non potrà prescindere da una contemporanea ridefinizione dei percorsi riabilitativi ospedale-territorio secondo i criteri di complessità clinica, disabilità e multi morbilità previsti dalla Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano, 10/02/2011.

Per il brevissimo periodo, è certamente auspicabile che ATS e tutte le ASSL AO AOU di cui all’eventuale riordino del riordino contribuiscano declinando oggi, anch’esse, come dove quando dare effettive gambe all’integrazione ospedaliera e territoriale e condividerne eventuali criticità.

Per il medio termine, eventuali Direttori Generali e di Area di prossima nomina, secondo il più classico degli spoil-system, si dovranno assumere l’onere di dare discontinuità su più punti alle determine dei loro predecessori o siamo punto e a capo.

Nel lungo periodo, una verifica complessiva con un nuove audizioni delle parti sociali ed istituzionali chiamate oggi a fornire un contributo critico, chiarificatore, migliorativo di tutto l’impianto concettuale e politico dell’eventuale riordino del riordino, è non solo auspicabile ma doverosa perché la responsabilità della buona riuscita dell’immane lavoro che attende  l’Assessorato Regionale alla Sanità è di tutti, dal singolo cittadino al medico di famiglia, dall’infermiere case manager agli apicali della politica, dai vertici del management ai loro collaboratori. Nessuno può chiamarsi fuori.

Cordialmente

Per il Consiglio Direttivo, Il presidente OPI Carbonia Iglesias Graziano Lebiu

Ordine Professionale Infermieristico provincia di Carbonia – Iglesias

Via Enrico Fermi 17, MUSEI, 09010

Pec: carbonia.iglesias@ipasvi.legalmail.it

Recapito telefonico 342 15 98 305

Alcune criticità alla sua attenzione:

  • ATS Sardegna e ASSL Carbonia indifferenti ad una qualsiasi relazione istituzionale e/o segnalazione ordinistica
  • Funzionigramma ATS Sardegna inadeguato rispetto al governo dell’assistenza infermieristica
  • Dimensionamento, Coordinamenti e Dotazione organica inadeguati in qualità e quantità
  • Assunzioni da graduatoria aperta solo a tempo determinato in ATS Sardegna
  • Abusivismo professione infermieristica anche nella sanità pubblica
  • Sanità privata irrispettosa dei diritti dei lavoratori e dei cittadini
  • Presidio Ospedaliero CTO Iglesias tutt’ora privo di camera mortuaria
  • Infermieri e Infermiere Pediatriche non stabilizzati
  • Case della Salute operative solo sulla carta
  • Ospedali di comunità insufficienti
  • Assolutamente trascurato in RAS l’infermiere di famiglia come modello assistenziale

 

Ordine Professionale Infermieristico provincia di Carbonia – Iglesias

Via Enrico Fermi 17, MUSEI, 09010

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Opi ci 155-coord reg.le opi sar

 

OPI 144-BRAILLE LIS ASSESSORE SANITA

 

opi ci 133 – mario nieddu